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per Open Chronicle Italia
ROMA – In una domenica che segna uno spartiacque per la politica italiana, il progetto di riforma costituzionale promosso dal governo guidato da Giorgia Meloni ha subito una battuta d’arresto decisiva. Il referendum, volto a introdurre l’elezione diretta del Presidente del Consiglio, la cosiddetta riforma del “Premierato”, non ha raggiunto il quorum necessario, lasciando la maggioranza di centro-destra a fare i conti con un corpo elettorale che si è dimostrato, ancora una volta, cauto di fronte a modifiche strutturali della Carta del 1948.
I numeri della disfatta
Secondo i dati definitivi, l’affluenza si è attestata intorno al 30,5%, ben lontana dalla soglia minima richiesta per rendere valida la consultazione abrogativa o per confermare una visione di cambiamento così radicale. Sebbene la stampa internazionale, tra cui il New York Times e Le Monde, avesse inizialmente lodato la stabilità del governo Meloni rispetto ai suoi predecessori, l’esito del voto evidenzia una crescente frattura tra l’agenda dell’esecutivo e le priorità percepite dai cittadini.
Reazioni internazionali
Dall’estero, l’analisi è lucida. Per Le Monde, il contesto internazionale turbolento e le preoccupazioni economiche hanno “giocato a sfavore” della Meloni, distraendo l’elettorato da una riforma percepita da molti come tecnocratica o potenzialmente pericolosa per l’equilibrio dei poteri istituzionali. Nonostante il governo abbia “governato meglio di quanto si aspettassero i suoi critici” (citando la testata newyorkese), la personalizzazione della sfida referendaria ha trasformato il voto in un test di popolarità che non ha dato i frutti sperati.
Il futuro del Governo
Nonostante il mancato raggiungimento del quorum, Palazzo Chigi ha fatto sapere che l’azione di governo proseguirà senza scossoni. Tuttavia, l’opposizione grida alla vittoria, chiedendo un cambio di rotta sulle politiche sociali ed economiche. La domanda che ora agita i corridoi della politica romana è se questa battuta d’arresto rappresenti solo un incidente di percorso o l’inizio di una fase di logoramento per la coalizione di governo.
Per ora, la Costituzione italiana resta intatta, confermandosi come il pilastro inamovibile della democrazia nazionale, mentre il “Premierato” torna nel cassetto dei progetti incompiuti.