Image: from CarloMaria Grassi X @CMGrassi
Per Open Chronicle Italia
MILANO – Si chiude in una cella del reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo di Milano la parabola criminale di Benedetto “Nitto” Santapaola. Il boss catanese, uno dei volti più feroci e potenti di Cosa Nostra, è deceduto all’età di 87 anni. Mandante delle stragi che hanno segnato la storia della Repubblica e alleato storico dei corleonesi di Totò Riina, Santapaola era detenuto in regime di carcere duro.
Mafia, è morto il boss Nitto Santapaola nel carcere di Milano https://t.co/08jqtzxCV5
— Repubblica Palermo (@rep_palermo) March 2, 2026
Il profilo del “Cacciatore”
Soprannominato “il cacciatore” per la sua abilità nell’uso delle armi, Santapaola non è stato solo un capo locale, ma il vertice indiscusso della mafia nella Sicilia orientale. A differenza dell’ala stragista di Riina, con cui comunque condivise la strategia del terrore, Santapaola seppe tessere legami profondi con l’imprenditoria e la politica catanese, rendendo il suo clan una potenza economica oltre che militare.
La sua lunga latitanza, durata undici anni, terminò nel 1993 quando fu catturato in un casolare nelle campagne siciliane. Da allora, non ha mai lasciato il carcere, accumulando una serie di ergastoli per omicidi che hanno ferito il cuore dell’Italia.
Una scia di sangue: da Pippo Fava a Capaci
Il nome di Santapaola resterà per sempre legato ad alcuni degli episodi più oscuri del secolo scorso:
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L’omicidio di Pippo Fava (1984): Santapaola fu il mandante dell’assassinio del giornalista che aveva osato denunciare gli intrecci tra mafia e affari a Catania.
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La Strage di Capaci (1992): Fu condannato come uno dei mentori dell’attentato dinamitardo in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.
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La Strage di via D’Amelio: Il suo ruolo fu accertato anche nella pianificazione dell’attacco che uccise Paolo Borsellino.
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La strage della circonvallazione (1982): Già condannato in contumacia per l’agguato contro il rivale Alfio Ferlito, in cui morirono anche tre carabinieri.
Il ricordo di Claudio Fava
Raggiunto dalla notizia, Claudio Fava, figlio del giornalista ucciso e figura di spicco della lotta alla mafia, ha espresso una riflessione priva di rancore ma carica di consapevolezza:
“Non sono mai stato capace di odiarlo e non provo alcun sollievo ora che se n’è andato. Una volta lo visitai in carcere; provò a dirmi che era innocente e che avrebbe stretto la mano a mio padre in paradiso. Mi sembrò la triste recita di un uomo prigioniero della sua stessa leggenda.”
Gli ultimi istanti e l’autopsia
Nonostante l’età avanzata e le condizioni di salute che lo avevano portato al trasferimento in una struttura clinica protetta a Milano, le autorità hanno disposto l’autopsia sulla salma del boss. Si tratta di una procedura standard per i detenuti di tale calibro, volta a dissipare ogni dubbio sulle cause naturali del decesso.
Con la morte di Santapaola, scompare uno degli ultimi grandi architetti della stagione stragista, portando con sé segreti su quel confine grigio dove Cosa Nostra ha incontrato per decenni le istituzioni deviate.