Image Credentials: Image Title: Espulsioni e Cyber-spionaggio: l’Italia rompe il silenzio sulla repressione transnazionale cinese Source: (sora.openai) Date: March 2026. Attribution: This image was created using AI-generated imagery (sora.openai) and does not depict a real-world scene.
ROMA – In una mossa senza precedenti che segna un punto di svolta nelle relazioni diplomatiche tra Roma e Pechino, le autorità italiane hanno disposto l’espulsione di otto cittadini cinesi dal territorio Schengen per motivi di sicurezza nazionale. L’operazione, che ha già portato all’allontanamento immediato di tre individui, colpisce al cuore la rete di sorveglianza e intimidazione che il Partito Comunista Cinese (PCC) avrebbe dispiegato sul suolo italiano.
Il caso “Teacher Li” e la fine della tolleranza
Al centro dell’inchiesta che ha portato ai provvedimenti c’è la figura di Teacher Li, noto dissidente e influencer cinese residente in Italia, diventato una spina nel fianco per Pechino grazie alla sua attività di documentazione delle proteste in Cina. Per oltre tre anni, Li e il suo team sono stati bersaglio di una campagna di repressione spietata: doxxing, minacce ai familiari in patria e tentativi di localizzazione fisica sul territorio italiano.
«Siamo rincuorati nel vedere il governo italiano agire contro la repressione d’oltremare della Cina», ha dichiarato Li. «Questa non è solo protezione per noi, ma la difesa dei principi democratici fondamentali e dello Stato di diritto».
Dallo scandalo delle “Stazioni di Polizia” al massiccio attacco Hacker
L’Italia, che in passato era stata criticata per una posizione ambigua — dovuta anche a storiche collaborazioni di polizia e pattugliamenti congiunti con il Ministero della Pubblica Sicurezza cinese , sembra aver cambiato rotta. La scintilla che ha accelerato questa rottura definitiva sarebbe un gravissimo incidente di sicurezza informatica scoperto a metà febbraio.
Secondo quanto emerso, hacker legati allo Stato cinese avrebbero violato i sistemi informatici italiani tra il 2024 e il 2025, ottenendo i nomi, i ruoli e le sedi operative di migliaia di agenti della DIGOS. Si tratta di personale specializzato proprio nelle indagini sulla criminalità organizzata cinese e nella protezione dei dissidenti.
Stop alla collaborazione con Pechino
La scoperta del massiccio attacco hacker ha spinto le forze dell’ordine italiane a interrompere ogni forma di collaborazione con le controparti della Repubblica Popolare Cinese. Questo “strappo” ha rimosso gli ostacoli politici che finora avevano frenato l’azione diretta contro gli agenti o i collaboratori di Pechino operanti in Italia.
L’organizzazione Safeguard Defenders, che da anni monitora le “stazioni di polizia illegali” cinesi nel mondo, ha accolto con favore la decisione, lodando il lavoro investigativo degli agenti della DIGOS. Tuttavia, l’allerta resta alta: le operazioni di influenza politica attraverso centinaia di organizzazioni affiliate al “Fronte Unito” continuano a rappresentare una sfida per la resilienza democratica del Paese.
Un segnale per il G7
Con questa azione, l’Italia si allinea con decisione con i partner del G7 e con gli impegni assunti nel recente Kananaskis Leaders’ Statement on Transnational Repression del 2025. Il messaggio inviato a Pechino è chiaro: la sovranità nazionale e la sicurezza dei residenti non sono più merce di scambio diplomatica.